Teatro di Rifredi

FESTIVAL DI SPOLETO 60 / TEATRO BIONDO DI PALERMO | in collaborazione con Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale

LA SCORTECATA

Liberamente tratto da
“Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile

testo, regia, elementi scenici e costumi Emma Dante

con Salvatore D’Onofrio, Carmine Maringola

luci Cristian Zucaro

Lo spettacolo

È la storia di un re che s’innamora della voce di una vecchia, la quale vive in una catapecchia insieme alla sorella più vecchia di lei. Il re, gabbato dal dito che la vecchia gli mostra dal buco della serratura, la invita a dormire con lui. Ma quando si accorge di essere stato ingannato, la butta giù dalla finestra. La vecchia resta appesa a un albero.
Da lì passa una fata che le fa un incantesimo e, diventata una bellissima giovane, il re se la prende per moglie. In una scena vuota, due uomini, a cui sono affidati i ruoli femminili come nella tradizione del teatro settecentesco – esprimendosi in un teatralissimo napoletano arcaico e barocco - drammatizzano la fiaba incarnando le due vecchie e il re. Bastano due seggiulelle per fare il vascio, una porta per fare entra ed esci dalla catapecchia e un castello in miniatura per evocare il sogno. Le due vecchie, sole e brutte, si sopportano a fatica ma non possono vivere l’una senza l’altra. Per far passare il tempo nella loro miseria vita inscenano la favola con umorismo e volgarità, e quando alla fine non arriva il fatidico: “e vissero felici e contenti…” la più giovane, novantenne, chiede alla sorella di scorticarla per far uscire dalla pelle vecchia la pelle nuova.


Ci voleva la nuova creazione di Emma Dante per risollevare il tono di un’estate teatrale piuttosto avara di grandi soddisfazioni. Ci voleva questa Scortecata, un lavoro scarno, che dura un’oretta soltanto, all’apparenza un piccolo spettacolo al quale però non andrebbe né aggiunto né tolto un solo minuto.
Renato Palazzi su "Il sole 24 ore"


Esemplari sono la precisione e la coerenza di Emma Dante. Ed è inutile sprecare parole sulla straordinaria bravura dei due interpreti in campo: Carmine Maringola e Salvatore D’Onofrio.
Enrico Fiore in "Controscena"


Nel vivace dialogo partenopeo, fra i lazzi carnascialeschi e i battibecchi delle due anziane sorelle che provocano risate ed applausi, si insinua però una malinconia di fondo e il rimpianto per una vita ormai perduta.
Angela Calvini "Avvenire"

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