Teatro di Rifredi

FONDAZIONE TEATRO DI NAPOLI - TEATRO BELLINI

IMMACOLATA CONCEZIONE

una creazione Vuccirìa Teatro
drammaturgia e regia Joele Anastasi
da un’idea di Federica Carruba Toscano
con Federica Carruba Toscano, Alessandro Lui
Enrico Sortino, Joele Anastasi, Ivano Picciallo
scene e costumi Giulio Villaggio - light designer Martin Palma


Spettacolo vincitore della quinta edizione de "I Teatri del Sacro"

Lo spettacolo

Il giovane autore siciliano Joele Anastasi con i suoi agguerriti sodali della compagnia Vuccirìa, hanno già calcato con successo le tavole del Teatro di Rifredi con due spettacoli coraggiosi e violenti: "Io mai niente con nessuno avevo fatto" e "Battuage". Proseguendo nella loro rigorosa linea poetica, ritornano con una nuova forte storia intrisa di carnalità siciliana, una sorta di parabola su un microcosmo fatto di omertà, violenza e presunzione che può diventare anche la metafora della nostra società o comunque delle miserie dell'animo umano; come dice l'autore: "quando si ha il coraggio di mostrare le crepe dell’animo, tutte le cicatrici diventano l’opera d’arte più bella".
Sicilia, 1940. Mentre si addensano le nubi di una folle guerra, Concetta, ragazza silenziosa e innocente, viene barattata dal padre caduto in disgrazia con una capra gravida e affidata a Donna Anna, tenutaria del bordello del paese.Lei, estranea ai piaceri della carne e a qualunque "adulta" concezione della vita, non oppone nessuna resistenza. Ma la sua permanenza nel bordello prenderà strade inaspettate e "innocentemente" devastanti per chi le sta intorno; fino a sfiorare i territori del sacro con la sua "immacolata" concezione.
Giovanissimi e brillanti, preparati e profondi, ironici e sarcastici, intelligenti e sensibili, i Vuccirìa Teatro nascono nel 2013 come compagnia indipendente, per volontà di Joele Anastasi, Enrico Sortino e Federica Carruba Toscano, con l'intento e la necessità di preservare la loro autenticità umana e artistica. Quando tutto è omologazione e standardizzazione, anche l'industria dell'arte sforna eserciti di esecutori ripuliti e svuotati. Ma per loro "fare Arte" significa resistere a quel disfacimento. Dicono: "Siamo giovani e la nostra generazione sa che per esistere deve lottare in maniera brutale. Non c'è altrimenti via d'uscita. Quindi in fondo siamo fortunati perché dobbiamo scegliere solo tra due cose, o vivi o morti."

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